Suonare per terze e seste

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rat
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Suonare per terze e seste

Messaggio da rat » 18 set 2009, 20:51

Ciao ragazzi, ho un piccolo dubbio, oggi guardando un video didattico ad un certo punto si parlava della possibilità di suonare la scala per terze e poi anche per seste.
Da come ho visto si suonano piu' note (ma và :dubbioso: ) ... se dovessi suonare per terze dovrei suonare la nota e il 3^grado?
Su LA ...

La (Do#)
Si (Re)
Do# (Mi)
Re (Fa#)
Mi (Sol#)
Fa# (La)
Sol#(Si)

Chiedo .... o dovevo suonare la triade? :dubbioso:

E per seste significa che oltre a quello scritto sopra ci suono il 6^grado?

La + Do# + Fa#
Si + Re + Sol#
Do# + Mi + Si
...

E' così o suonare per seste e terze è un'altra cosa :dubbioso:

:ciauz:


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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da silente » 18 set 2009, 21:42

Giusto, in quelle per seste sostituisci a ciò che hai messo tra parentesi (terze) le seste. :ciao:
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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da rat » 20 set 2009, 19:58

Ah quindi per seste è I e VI, se invece volessi suonare I III VI insieme come si chiamerebbe l'accordo?

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da Dark Angel » 20 set 2009, 20:13

Tipo
Do Mi La

Sarebbe un Do6, penso. Senza la quinta...puoi metterla o non metterla. Magari in un arpeggio suonare la quinta e poi la sesta è bello...mentre in strumming potrebbe essere un po' dissonante.
Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain
You are young and life is long and there is time to kill today
And then the one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun, but it's sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but you're older
And shorter of breath and one day closer to death

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da rat » 20 set 2009, 20:23

Red House di Hendrix ... l'intro arpeggiato da che accordi è composto? :dubbioso:


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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da MkMouss » 06 ott 2009, 09:33

Dark Angel ha scritto:Tipo
Do Mi La

Sarebbe un Do6, penso. Senza la quinta...puoi metterla o non metterla. Magari in un arpeggio suonare la quinta e poi la sesta è bello...mentre in strumming potrebbe essere un po' dissonante.
Emmmm no... non è un Do6...... ma dovrebbe essere un La minore! suprattutto sunando le tastiere si usano molto queste forme "Girate" di accordi.
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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da ale_gtr » 06 ott 2009, 13:51

:Ok: esatto... è un rivolto di Am :esatto:

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da silente » 06 ott 2009, 14:07

Secondo me è...tutte e due! Dipende dal senso armonico del pezzo. Se no il do maggiore (x32010) cos'è? un rivolto del lam7?
:Very Happy:
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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da ale_gtr » 06 ott 2009, 16:08

ovviamente bisogna sempre vedere la tonalità in cui si è... però il do maggiore (DO-MI-SOL) non può essere un rivolto del Lam7 (LA-DO-MI-SOL)... piuttosto il C6 può essere "scambiato" per un rivolto del Am7 :wink:

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da Bellbottom » 07 ott 2009, 09:56

:ot: :ot: :ot: :ot: :ot:

me la togliete una curiosità? anzi, più di una..

ma ste cose son facili o difficili?
cioè.. è roba che si impara in anni di studio o sono argomenti da poche lezioni?
ma sorpattutto.. una volta studiato questo genere di teoria qual'è la sua applicazione pratica?

credo di non aver mai nascosto la mia profonda ignoranza in materia di teoria musicale, essendo io in grandissima parte autodidatta ho saltato a piè pari qualsiasi cosa non fosse prettamente "musica suonata". Mi piacerebbe capire "quanto" mi sto perdendo, ovvero cosa potrebbe tornarmi utile da uno studio teorico basilare.

:ot: :ot: :ot: :ot: :ot:

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da silente » 07 ott 2009, 11:11

:ot:
Premetto che anche io sono autodidatta (mai presa una lezione, ma questo non è un vanto: è un dispiacere), per cui è un parere da ignorante seppur lettore di qualche libro di armonia/teoria. Se parli di scale per terze e seste non si parla di teoria, ma di pratica. E' teorica solo la loro costruzione, ma la musica è intrisa di questi tipi di scale, soprattutto la classica e la jazz (o qualche loro derivato). Sono ottime (anche per terze, quarte, quinte, settime, ecc...) sia come esercizi che per avere soluzioni diverse nell'improvvisazione.
Se si parla di teoria musicale generica invece, secondo me vale prima di tutto una considerazione generalissima quasi "catalanica": più si sa e meglio è (di qualunque tema si parli). Qualunque conoscenza è uno strumento/opportunità in più.
Dal punto di vista pratico però la sua utilità dipende molto dal genere che si suona. Ad esempio il blues verace se ne è sempre infischiato della teoria, più o meno come un tempo la mitologia se ne infischiava della scrittura. E così come i miti venivano raccontati a voce, Il blues si tramandava "a orecchio".
A mio parere quando i chitarristi molto teorici suonano il blues, ne snaturano l'essenza, e il risultato è qualcosa di diverso, né più bello né più brutto ma diverso. Per questo non impazzisco per il blues bianco, che in genere ha un approccio più cervellotico/virtuosistico. Lo stesso dicasi per il rock degli anni d'oro, dove un buon orecchio accoppiato a una buona mano suppliscono senza menomazioni la carenza teorica.
Personalmente ho iniziato a leggere libri più seri quando ho scoperto il jazz (ascoltarlo). Mentre negli altri generi per chitarra fin li suonati non avevo mai avuto problemi a capire la struttura armonica dei brani (semplici, eh), il jazz mi lasciava sempre la sensazione di essere completamente stupido. Anche i passaggi semplici mi creavano grossi problemi nel capire i tipi di accordi utilizzati. Mi sembrava sempre che ce ne stessero dieci diversi, seppur con sfumature diverse. In effetti è così ma adesso lo so e più o meno conosco i criteri.
Mi piacerebbe capire "quanto" mi sto perdendo, ovvero cosa potrebbe tornarmi utile da uno studio teorico basilare.
Se non ti è mai capitato di non riuscire a rifare qualche brano che assolutamente volevi rifare, allora non ti perdi nulla.

IMHO :ciao:
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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da odos » 07 ott 2009, 11:35

Bellbottom ha scritto::ot: :ot: :ot: :ot: :ot:

me la togliete una curiosità? anzi, più di una..

ma ste cose son facili o difficili?
cioè.. è roba che si impara in anni di studio o sono argomenti da poche lezioni?
ma sorpattutto.. una volta studiato questo genere di teoria qual'è la sua applicazione pratica?

credo di non aver mai nascosto la mia profonda ignoranza in materia di teoria musicale, essendo io in grandissima parte autodidatta ho saltato a piè pari qualsiasi cosa non fosse prettamente "musica suonata". Mi piacerebbe capire "quanto" mi sto perdendo, ovvero cosa potrebbe tornarmi utile da uno studio teorico basilare.

:ot: :ot: :ot: :ot: :ot:

nell'esempio specifico, suonare per terze e per seste è un modo per sfruttare ciò che hai già, cioè la scala maggiore, per suonarla in modi diversi. Quindi come dice Silente di teorico c'è poco e niente, si tratta di esercitare le mani a prendere una scala non solo in senso ascendente o discendente ma anche saltando dei gradi. Il risultato è un ampliamento del tuo vocabolario espressivo. L'esempio in questione secondo me è la prima cosa che si dovrebbe fare una volta che si è imparata la scala maggiore. Sono cose molto utili dal punto di vista musicale, perchè ti permettono secondo me di suonare qualcosa di efficace con il minimo sforzo.

Se trovo qualche video te lo posto....comunque no, non richiede anni di studio, anzi direi che se conosci bene le scale maggiori è abbastanza spontaneo e immediato.

In generale personalmente dopo anni passati a studiare l'armonia senza saper suonare nulla, ora la concepisco solo come un mezzo per un fine. Ad esempio se io sono ammaliato dalla melodicità di Metheney e vengo a scoprire che fa un uso massiccio di triadi maggiori sulle prime tre corde, bè mi vado a studiare tutto ciò che riguarda le triadi in quel contesto: quindi tengo fermo il fine di ciò che sto facendo e concepisco lo studio teorico come finalizzato a ciò che devo suonare. Quindi secondo me se vuoi studiare teoria e non studi al conservatorio, credo tu debba avere sempre presente perchè lo stai facendo, altrimenti è una dispersione inutile e inconcludente, nessuno ti fa quiz di teoria, e sapere la teoria senza saper suonare è secondo me è molto più inutile di sapere suonare senza conoscere la teoria, cosa, quest'ultima, che storicamente ha dato molti più risultati
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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da Bellbottom » 07 ott 2009, 13:07

silente ha scritto: Se parli di scale per terze e seste non si parla di teoria, ma di pratica.
odos ha scritto:nell'esempio specifico, suonare per terze e per seste è un modo per sfruttare ciò che hai già, cioè la scala maggiore, per suonarla in modi diversi. Quindi come dice Silente di teorico c'è poco e niente
quando ho detto che sono ignorante non stavo scherzando, eh :Very Happy: a me basta leggere terze e seste e già mi si confondono i neuroni.
poi magari se sento un esempio scopro che è una cosa che so fare, però leggo spesso discussioni su ste faccende che mi suonano come concetti di fisica molecolare.

Se non ti è mai capitato di non riuscire a rifare qualche brano che assolutamente volevi rifare, allora non ti perdi nulla.
mi è capitato eccome, più per "sonorità" che per tecnicismi. l'esempio più semplice sono degli assoli ni cui non reisco a "muovermi sulle stesse note" rispetto l'originale, nel senso che quel che ci faccio io ci sta bene uguale, ma ha proprio un feel diverso.
tipo:


è un pezzo degli Humble Pie, rifatto di recente dai Firebird. l'assolo inizia ad 1.40.
non è che io mi ci sia dedicato a lungo, ma rovando a suonarci un po sopra mi pareva che non ricadesse nei classici box di pentatonica che in genere vanno sempre bene... dico fesserie?

molto interessanti entrambi i vostri interventi, comunque.

PS: se trovi un esempio ben venga!

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da ale_gtr » 07 ott 2009, 13:34

Bellbottom ha scritto: mi pareva che non ricadesse nei classici box di pentatonica che in genere vanno sempre bene... dico fesserie?
purtroppo sono in ufficio e non posso ascoltarlo... cmq è possibilissimo che non usino le pentatoniche per fare l'assolo :wink:

Con un minimo di conoscenza teorica, se capisci in che tonalità stan suonando sai anche che scale, quindi che note, puoi suonarci sopra ed anche senza neccessariamente conoscere a memoria i vari pattern puoi tranquillamente "ricostruirti" la scala/le scale utilizzate :wink:

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Re: Suonare per terze e seste

Messaggio da odos » 07 ott 2009, 14:32

Bellbottom ha scritto: è un pezzo degli Humble Pie, rifatto di recente dai Firebird. l'assolo inizia ad 1.40.
non è che io mi ci sia dedicato a lungo, ma rovando a suonarci un po sopra mi pareva che non ricadesse nei classici box di pentatonica che in genere vanno sempre bene... dico fesserie?
ad orecchio direi che ci piazza anche note della scala minore. La pentatonica minore è una "selezione" delle note della scala minore, quindi puoi colorire una pentatonica (blues in questo caso) con note della scala minore (tra l'altro nel blues questo viene spesso fatto aggiungendo note della minore dorica).

Bellbottom ha scritto:

PS: se trovi un esempio ben venga!
te lo suonerei io se avessi la mia strumentazione sottomano....comunque sono sicuro che i salti di terza li avrai sicuramente fatti


ps privato: alla fine le casse le ho vendute :dance:
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