Intervalli tra note

TEORIA: Discuti con gli utenti su basi e sviluppi della teoria musicale

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abenobashi
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Intervalli tra note

Messaggio da abenobashi » 23 gen 2013, 16:06

In questi giorni stavo guardando la teoria sulle scale. Ad un certo punto mi è sorto un dubbio, non ho capito bene perchè gli intervalli tra due note vengono detti giusti oppure maggiori. C'è una regola precisa che determina se un intervallo è giusto o maggiore? Io so bene quanti semitoni ci sono tra un'intervallo e l'altro e so che gli intervalli 2a, 3a, 6a, 7a possono essere maggiori mentre 1a, 4a, 8a sono giusti ma non riesco bene cosa determini che un intervallo sia giusto piuttosto che maggiore.


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Re: Intervalli tra note

Messaggio da mamasa » 23 gen 2013, 17:46

Gli intervalli "giusti" sono l'unisono, la quarta, la quinta e l'ottava, cioè quelli che insieme alla nota di partenza generano una consonanza perfetta. Ovvero le frequenze delle due note non vanno in contrasto l'una con l'altra. Se li suoni te ne accorgi perché non generano battimenti.
Questi intervalli, oltre che giusti, possono essere diminuiti (un semitono sotto rispetto al giusto) o eccedenti/aumentati (un semitono sopra). Nella pratica corrispondono ad altri intervalli: l'unisono diminuito è un settima maggiore, l'ottava eccedente è una nona bemolle (cioè una II°minore un ottava sopra), eccetera. Il solo caso che puoi incontrare, salvo rarissime eccezioni, è quello della IV°eccedente (o V°diminuita) perché è l'unico che non corrisponde ad un altro intervallo maggiore o minore.

Gli altri intervalli (II°,III°, VI°,VII°) sono maggiori se appartengono alla scala diatonica maggiore generata dalla nota di partenza. Ad esempio, rispetto al Do (la cui diatonica maggiore è il classico Do Re Mi Fa Sol La Si), il Re è un'intervallo di II°maggiore, il La di VI°, bla bla bla.
Se invece sono più bassi di un semitono, sono minori (Reb -> II°minore di Do, Lab -> VI°minore).
Se sono più bassi di un ulteriore semitono sono diminuiti, se sono più alti di un semitono sono eccedenti. Anche in questo caso vale il discorso relativo alle alterazioni degli intervalli giusti. Non ti capiterà mai di trovare un intervallo segnato come III°diminuita o VI°eccedente. L'unica (o quasi) eccezione è quella della settima diminuita.
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Re: Intervalli tra note

Messaggio da abenobashi » 24 gen 2013, 11:19

Grazie mille della risposta. La risposta è stata chiara e completa, anche più di quanto mi aspettassi. Allora da quanto ho capito vengono chiamate giuste perché tra di loro stanno bene?
Sta sera mi divertirò a provare a suonare un po' di note tra di loro sulla tastiera e sulla chitarra, pensando a questo concetto :D

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Re: Intervalli tra note

Messaggio da mamasa » 24 gen 2013, 14:28

abenobashi ha scritto:vengono chiamate giuste perché tra di loro stanno bene?
Tra di loro stanno bene, ma non è per questo che sono dette giuste. Sono giusti gli intervalli che non creano contrasti armonici perché le frequenze delle loro note viaggiano senza "ostacolarsi". Tutti gli altri intervalli invece creano contrasti più o meno forti a livello di frequenze, però non è che automaticamente non stiano bene insieme. Anzi, sono proprio gli altri intervalli che, in funzione di come si relazionano alla nota di partenza, danno varietà alla musica.
Gli intervalli giusti si limitano a "rinforzare" la nota (diciamo che la fanno percepire più intensamente), però non creano tensione, senso di sospensione o rilassamento e quant'altro. Quello deriva dagli intervalli non giusti.
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Re: Intervalli tra note

Messaggio da pianochitarrista94 » 24 gen 2013, 16:21

Attento al calcolo però degli intervalli... La teoria musicale distingue un do ed un si diesis anche se nella pratica identificano una stessa nota, di conseguenza cambiano anche gli intervalli, ad esempio si diesis-fa in pratica sarebbe una terza aumentata-quarta . Ma per i teorici si diesis ha una scala ad hoc che viene a coincidere con quella di do ma con note diverse, ossia si#-do##-re##-mi#-fa##, ## significa doppio diesis, ossia un tono sopra e non un semitono. Quindi si diesis- fa sarebbe più giusto classificarlo come una quinta più che diminuita (n tono in meno) dato che il fa compare nel 5 grado della scala. Queste distinzioni sono d'obbligo qualora voglia dare un'esame di solfeggio, ma nella pratica sono perfettamente inutili, ma se sfruttate adeguatamente, giocando sugli intervalli che si verrebbero a definire con nomi diversi, possono offrire spunti interessanti!
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Re: Intervalli tra note

Messaggio da abenobashi » 29 gen 2013, 13:03

Grazie mille per avvermi illuminato su alcuni dettagli, ora sono abbastanza in chiaro. Si tratterà poi di metter ein pratica queste cose che ho appreso al momento solo in teoria per poter consolidare il tutto.

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Re: Intervalli tra note

Messaggio da pianochitarrista94 » 29 gen 2013, 18:21

E adesso viene il bello!!!
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