Capire con precisione quando nacque la chitarra è molto difficile: le prime rappresentazioni di strumenti a forma di "otto" si trovano nei geroglifici babilonesi ed egiziani. Sicuramente è derivata dalla cetra e dal liuto , strumenti molto popolari in epoca medioevale. Le chitarre più antiche erano di dimensioni più contenute, anche se molto simili per forma alle nostre attuali. Si presentavano con un corpo di legno che poteva essere di diversi tipi, forato al centro e con un manico diviso in tasti. Molto simile a quello della chitarra moderna era anche il sistema di tensione delle corde, che inizialmente erano quattro doppie e venivano chiamate cori . Questi ultimi venivano pizzicati dell'esecutore in prossimità della camera di risonanza, cioè quel foro che si trova in centro al corpo e da dove fuoriesce il suono. Successivamente in Italia e in Spagna si iniziò ad usare una sorta di ditale con delle unghie in legno o di osso che aveva la funzione di pizzicare le corde più facilmente. Intorno al XVII secolo, i liutai iniziarono a costruire chitarre a sei cori che erano accordate con la scala tonale Mi basso, La, Re, Sol, Si, Mi cantino ancora in uso ai nostri giorni. La chitarra divenne uno strumento molto diffuso in Europa, e ben presto venne apportata un'altra decisiva modifica, vale a dire la sostituzione dei cori con corde singole per facilitare sia l'accordatura sia la tecnica d'esecuzione. Il merito per quest'accorgimento va al liutaio spagnolo Antonio De Torres. Lo stesso De Torres introdusse altre migliorie, costruendo casse molto più ampie, in modo da incrementare il volume dello strumento. La Spagna, e in particolare Madrid, divenne il luogo di maggiore produzione al mondo, esportando la tipica chitarra da flamenco in ogni paese, grazie anche all'operato del gran chitarrista classico Andrés Segovia che inizio a tenere concerti in tutto il mondo.
Le innovazioni americane
Negli Stati Uniti, agli inizi del XIX secolo, si diede avvio alla produzione di chitarre con l'adozione di migliorie timbriche. In quel periodo si delinearono due diversi tipi di costruzione: una denominata Flat-Top (a cassa piatta), l'altra Arch-Top (a cassa bombata). Il merito di tutto questo va al costruttore tedesco C.F.Martin che, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1833, diede il via alla produzione in serie delle chitarre Flat-Top . Negli anni seguenti nacque l'esigenza di amplificare maggiormente le chitarre acustiche: a causa del loro volume relativamente basso, infatti, erano utilizzate principalmente come accompagnamento nelle orchestre di jazz dell'epoca, e non come strumenti solisti. Si iniziò con il mettere un microfono di fronte al foro centrale, ma questa soluzione si rivelò ben presto scomoda, specialmente perché l'esecutore non poteva muoversi più di tanto per evitare di perdere il segnale. Per cercare di ovviare a quest'inconveniente si comincio ad inserire all'interno o in prossimità della cassa di risonanza un pick-up . Esistono molti tipi di pick-up ma tutti più o meno hanno la stessa struttura: una matassa di rame avvolta a dei magneti, che percepiscono la vibrazione della corda trasformandola in segnale elettrico.
Nascita delle chitarre elettriche
La ditta americana Ovation perfezionò un pick-up composto da sei magneti differenti posti in prossimità di ogni corda, i quali percepivano ogni movimento della stessa: nacque così la chitarra acustica elettrificata. Oltre alle chitarre classiche-acustiche, con lo sviluppo del jazz, del blues, del country, e del rock and roll, furono create chitarre completamente amplificate. Queste ultime sono composte da un corpo pieno, senza foro centrale, con solo degli intarsi sulla parte superiore del corpo, una sorta di chitarra semi acustica; il primo ad adottare questo sistema fu Rickenbacker che lanciò sul mercato nel 1931 la chitarra elettroacustica. Dopo di lui si fecero avanti personaggi come Les Paul e Leo Fender, i quali ampliarono il discorso di Rickenbacker producendo strumenti con il corpo completamente chiuso e riducendo la risonanza prodotta dalla cassa armonica: nacquero così le solid body. Il corpo delle solid body veniva realizzato utilizzando alcuni tipi di legno duri, come il noce, il frassino, il mogano e l'acero, dato che questi materiali conferivano maggiore sustain (durata della nota). Per il manico invece si usavano in genere legni come il palissandro e l'ebano; sul manico venivano inseriti i tasti, che generalmente erano di nickel. Le due parti principali della chitarra venivano quindi unite con la colla o mediante delle viti. A questo punto si realizzavano delle cavità delle dimensione dei pick-up , così da poterli inserire all'interno del corpo. In genere uno dei due si trovava in prossimità del ponte, e produceva un suono brillante e metallico, mentre l'altro era vicino alla tastiera e garantiva un suono più morbido. Un altro accessorio era il tremolo , utilizzato già dagli anni cinquanta: si tratta di una sorta di ponte meccanico che tende più o meno le corde provocando un bellissimo effetto di vibrato.
Gli innovatori
Nella seconda metà degli anni Sessanta, con l'avvento di nuovi stili musicali, la produzione e la ricerca si incrementarono fino ad arrivare alle nostre attuali chitarre elettriche. Modelli come Gibson Les Paul, Diavoletto, Explorer, Fender Telecaster e Stratocaster hanno contribuito a comporre la maggior parte della musica rock e non solo degli ultimi quarant'anni. Anche i giapponesi hanno dato il loro contibuto: multinazionali del suono come Yamaha, Ibanez, Takamine, dopo aver esordito con la clonazione di strumenti famosi sia acustici che elettrici, invasero il mercato mondiale con strumenti di ottima fattura. In Italia la ditta più famosa è l'Eko di Recanati, che produce la maggior parte delle chitarre acustiche ed elettriche in circolazione nel nostro paese. Gli anni Sessanta e Settanta sfornarono moltissimi virtuosi della chitarra elettrica, i quali componevano, utilizzando la frase ritmica, all'unisono con il basso , altro strumento importante sempre derivato dalla chitarra. Tra i maggiori esponenti di questa onda citiamo i Cream di Eric Clapton , il cui soprannome era slow hand per il suo modo di eseguire gli assoli in maniera lenta e molto melodica e i Pink Floyd di David Gilmour anch'egli famoso per la melodia psichedelica. Il mito Jimi Hendrix invece rivoluzionò completamente l'approccio esecutivo, creando un modo di suonare nuovo e spettacolare, derivato dal blues, con soli molto lunghi e riff solidissimi. In tempi più recenti, i principali eredi di questi suoni sono: Eddie Van Halen , Steve Vai , Joe Satriani , Gary Moore e Steve Lukater. Non solo il rock ha beneficiato della chitarra elettrica, generi come il jazz , il latin, il blues e la fusion hanno avuto numerosi esponenti come B.B.King , Chuck Berry , John McLaughlin , Pat Metheny , Carlos Santana , Jon Scofield, Mike Stern. Tra gli italiani possiamo citare, Maurizio Solieri (chitarrista di Vasco Rossi), Riki Portera (Stadio, Lucio Dalla), Franco Mussida (P.F.M.), Alberto Radius (Battisti, Formula Tre) e Pino Daniele. |