Quando il musicista diventa un pagliaccio

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moncrete
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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da moncrete » 30 dic 2012, 16:51

forse é sbagliato l'oggetto, magari nemmeno é un muisicista...
o sarebbe giusto dire "quando un essere umano pone in essere una prestazione da pagliaccio"...?
:dubbioso:

e la definizione di "musicista"...?!

musicista
[mu-si-cì-sta] s.m. e f. (pl.m. -sti)
• Chi compone musica SIN compositore; estens. chi esegue brani musicali suonando uno strumento in modo anche professionale, orchestrale

che lo sia? o no? dubbio amletico...


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Metal_COB
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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da Metal_COB » 30 dic 2012, 19:23

mamasa ha scritto:Oddio, beccatevi il suo lick:

Bello eh? A quelle velocità non si riescono nemmeno a distinguere le note.
Ma poi le sue """""""""lezioni""""""""" a cosa dovrebbero servire? Notate che quando la esegue lenta fa delle note che tranquillamente poi salta quando la rifà veloce :dubbioso:
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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da BrianSetzer85 » 30 dic 2012, 20:33

mamasa ha scritto:Oddio, beccatevi il suo lick:

Bello eh? A quelle velocità non si riescono nemmeno a distinguere le note.

Personalmente non ho nulla contro la tecnica in sè (anche se estremizzata) né contro chi ne fa un uso del genere. Però non me la sento di definire certi personaggi dei "musicisti". Qui si tratta di portare all'estremo i limiti fisici umani, non di suonare. La tecnica è uno strumento al servizio del musicista, più se ne ha più aumentano le possibilità espressive, ma la discriminante è sempre il gusto, non la difficoltà d'esecuzione. Come già detto in altri thread, secondo me un musicista è bravo quando suona bene cose belle. Questo naturalmente non vuol dire che una cosa molto veloce e/o molto difficile sia automaticamente brutta (non è che Eric Johnson sia lento eh!). Se però, come nel caso in questione, non c'è melodia, non c'è variazione ritmica, non c'è integrazione armonica, quello che rimane sono suoni anonimi emessi a una velocità spaventosa. Al massimo si possono avere 5 secondi di stupore, della serie "ammazza oh, che scheggia!", o un moto di curiosità nel constatare fin dove un essere umano riesca a spingersi, ma nulla più. E soprattutto nulla che abbia a che fare con la Musica.
E' un atleta della sei corde, come tantissimi altri. Punto.
Avessi la sua tecnica credo la userei per farci altro, visto che a quel punto potrei suonare qualsiasi cosa.
Quando sai suonare a 140, 150 bpm in sestine di sedicesimi sei già un semi-dio, che senso ha andare oltre se musicalmente ciò che suoni a quelle velocità diventa fastidioso come il trapano del dentista? :lol:
Poi ho notato che a quelle velocità è più fastidiosa da ascoltare la plettrata alternata rispetto allo sweep, quello sembra sempre andare liscio come l'olio. Poi son gusti e abitudini musicali.
Non c'è confronto con gente come Angelo Batio, almeno lui sa suonare qualsiasi cosa e ha un ottimo gusto compositivo; lasciate perdere lo shred anni '80, all'epoca tutti giocavano a chi infrangeva più leggi fisiche sul manico, e considerate il fatto che Batio stesso abbia ammesso di essersi stufato di suonare determinate cose e di utilizzare la chitarra doppia (ma la gente alle clinic vuole vedere/sentire determinate cose e continuano a chiedergli sempre le stesse).
Beccatevi questo pezzo, sentite che gusto compositivo ed esecutivo:



La tecnica qua non è fine a se stessa, ma è integrata perfettamente all'interno del pezzo. Questo è un esempio di ciò che, secondo me, dovrebbe essere in grado di fare un chitarrista/musicista che ha raggiunto l'apice tecnico.
We're gonna rock this town, Rock it inside out
We're gonna rock this town, Make'em scream and shout
Let's rock, rock, rock, man, rock
We're gonna rock till you pop, We're gonna rock till you drop
We're gonna rock this town, Rock it inside out

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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da rhapsody » 30 dic 2012, 21:18

Brian, il tuo intervento e il video che hai postato come esempio mi pongono invece un altro interrogativo:
se un chitarrista vuole migliorare tecnicamente, ha senso cercare di aumentare sempre più la velocità nell'esecuzione di singole note oppure, raggiunta una certa velocità nell'esecuzione di note singole, non sarebbe meglio cercare di sviluppare le proprie abilità tecniche in stili polifonici?
Il tutto è ovviamente una questione di gusti personali

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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da BrianSetzer85 » 31 dic 2012, 13:43

rhapsody ha scritto:Brian, il tuo intervento e il video che hai postato come esempio mi pongono invece un altro interrogativo:
se un chitarrista vuole migliorare tecnicamente, ha senso cercare di aumentare sempre più la velocità nell'esecuzione di singole note oppure, raggiunta una certa velocità nell'esecuzione di note singole, non sarebbe meglio cercare di sviluppare le proprie abilità tecniche in stili polifonici?
Il tutto è ovviamente una questione di gusti personali
Secondo me è questione di gusti. Direi che entrambe le soluzioni sono possibili singolarmente ed in contemporanea.
Mi spiego, prendete ad esempio Randy Rhoads e Jason Becker. Erano sia eccellenti solisti che compositori, sapevano comporre anche musica classica in quanto erano anche chitarristi classici.
Il raggiungimento dell'apice tecnico veniva quindi trasformato in composizioni sia polifoniche che soliste, ma non bisogna sottovalutare le loro ritmiche, talmente piene di spunti "solistici" che ti fanno dire "ma quanta roba c'è lì dentro?".
Io la vedo così, la velocità consente di ampliare il proprio spettro compositivo ed esecutivo, certe "fast-runs" quando ci vogliono ci vogliono (vedi ad es. "Out in the fields" di Gary Moore), ma da sola non è che fine a se stessa.
Uno che sa suonare davvero, e sa andare veloce, sa suonare anche piano all'occorrenza e secondo il buon gusto. Infatti come obiettivo personale mi sono posto il saper comporre ritmiche ed assoli che siano sia tecnici che melodici allo stesso tempo: se puoi cantare suoi tuoi assoli secondo me hai raggiunto l'obiettivo di equilibrio canzone/tecnica/emozione.
Gli apici tecnici al servizio della canzone, secondo me, si possono trovare in artisti come Eddie Van Halen, Richie Blackmore, Mathias Jabs, Randy Rhoads, Michael Schenker, George Lynch, Gary Moore, Vito Bratta e Paul Gilbert, per fare qualche esempio.
I loro assoli li puoi cantare, ti entrano in testa e non risultano mai particolarmente "ostici" all'ascolto.
Prova ad ascoltare il disco dei Mr. Big "Lean into it". Paul Gilbert dà il meglio di sè a livello compositivo. La tecnica c'è a palate, ma a frammenti intrisi di blues. Probabilmente è proprio per quello che Gilbert è uno dei pochi "shredder" moderni che mi piace.
Poi ci sono anche molti chitarristi che, non avendo le capacità tecniche, parlano per invidia dicendo "la tecnica non serve, conta l'emozione" e, secondo me, è vero fino ad un certo punto perchè la tecnica ti consente di creare cose nuove e di esprimerti meglio, altrimenti senza di essa si finirebbe per fare sempre le stesse cose.
Esempio: l'assolo di "Wait" dei White Lion è un concentrato di tapping ma con un gusto così raro che sfido chiunque a dire che sia sterile tecnica fine a se stessa.
Detto questo, rock and roll guys! :wink:

EDIT: questa è una mia percezione, ma ho fatto caso al fatto che tutti gli artisti che ho citato prima abbiano un background blues. Non è che la perdita del "buon gusto" sia dovuta al fatto che il blues abbia smesso negli ultimi 20 anni di essere la base musicale su cui costruire tutto il rock ed il metal?
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Re: Quando il musicista diventa un pagliaccio

Messaggio da davexconex » 25 feb 2014, 17:23

ciao, non ho letto tutti i post e sono nuovo. devo dire che a me non piace, trovo che , come detto da molti, sia magari frutto di un operazione commerciale, più uno show che non il comunicare, il trasmettere tramite note. Puo anche esser che sia un ottimo musicista che fa questo per motivi economici, chissa? Un maestro di chitarra disse: "Qual è la tonica?" Ciao


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