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Martin D35


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Eccomi qui, dopo avere inserito un paio di mp3-demo sul suono di questa leggendaria chitarra, una recensione ci vuole davvero. E ci vuole sopratutto perchè i demo appunto, non rendono a questa chitarra la gloria che invece gli spetta. Dunque, partiamo dall’ inizio. perchè proprio la martin?

La leggenda su questo marchio è nota a tutti, e non è di questo che vorrei parlare in questo articolo. diciamo solo che quando metti via un pò di soldi per uno strumento, un bel pò di soldi, vuoi ovviamente il massimo che si possa ottenere sul mercato. ma che cosa è il massimo? se avessi acquistato questa chitarra 10 anni fà avrei preso comunque una martin, e questo perchè mi sarei fidato solo della sua leggenda, e non avrei avuto le ”orecchie” che ho oggi…

Oggi, dopo tanti anni che suono, quando scelgo uno strumento lo scelgo per le sue sonorità, sopratutto se si tratta di una spesa importante. Per farla breve: se l’ acustica più bella (secondo il mio orecchio) fosse stata di un colore che non soddisfava la mia idea di estetica l’ avrei acquistata lo stesso.

Quando ho iniziato a girare per negozi a caccia della mia nuova acustica, avevo appunto gli occhi bendati e le orecchie drizzate. il mio metro sisarebbe basato solo sul suono, indipendentemente dal nome, dalla forma, dall’ estetica dello strumento. questo mio mododi approcciarmi all’ acquisto mi ha posto davanti a svariati limiti, tra i quali ci sono sicuramente la scelta dei legni (parlo delle diverse bilanciature di frequenze che esistono tra un tipo di legno e l’ altro)e le settorizzazioni che inevitabilmente esistono a livello professionale.pensavo fosse molto facile scegliere una acustica di alto livello, e invece mi sono dovuto ricredere. un altro limite riscontrato, come un muro sbattuto in faccia, è stato il testare la marca martin.

Non vorrei entrare ancora una volta nei dettagli, l’ ho già fatto altre volte ed è sempre difficile spiegare il perchè queste chitarre bisogna ”saperle” provare. un consiglio che posso dare a chi volesse acquistare una martin senza conoscerleè solo questo: non abbandonare la chitarra dopo pochi minuti di prova, sopratuttose la chitarra in questione è nuova, continua a suonarla, meglio se pesantemente. suonala per 15 minuti almeno, e inizia a giudicare il suono da quel momento.

Beh, qualcosa a questo punto dovrò pur dirlo! ebbene, io sono uno di quelli che crede che le tavolemartin debbano essere ”messe in vibrazione” per poter gustare appieno le loro voci. scrivo in questo modo perchè sò di persone (chitarristi molto esperti e con molta più esperienza di me) che non credono affatto a questa particolaritàdelle martin. altri chitarristi, altrettanto bravi ed esperti sono della mia stessa opinione, e dunque…..provare per credere!

Superato questo piccolo scoglio, torno a provare e riprovare tutte le chitarre che avevo giàstretto tra le mani con una nuova energia. Non solo le martin, ma tutte le chitarre che sono riuscito a provare le ho assaporate abbondantemente,dedicando molto tempo ad ognuna. la scelta è cadutasulla martin D35. una sonorità fuori dal comune. ma veniamo alla recensione vera e propria….

Ti avvicini alla custodiaquasi con rispetto, sarà per la leggenda, sarà per quello chevuoi, ma è così. la custodia è nera e molto solida. è di plastica durissima e ti dà la sensazione che la chitarra lì dentro sia fuori da qualsiasi pericolo. tra l’ altro è comodissima, stà anche in piedi!aprire la custodia poi, è una esperienza olfattiva non da poco. dalla buca della chitarra esce un odore di legno intenso, che rimane nell’ aria in modo gradevole, e continua a fuoriuscire anche durantela sessione, accompagnandoti nelle note fino a quando il nostro naso non si abitua e l’ odore non viene più riconosciuto. Le primissime volte chela suoni, non riesci a premere un tasto senza prima averla girata e rigirata tra le mani.

E’ un vero capolavoro. Di una bellezzaimmediata, semplice.Una qualitàe una cura che si distinguono in ogni dettaglio, ma senza l’ esagerazione (se purbellissima) di una D45. Le venature del pregiato palissandro indiano sul fondo in tre pezzi e sulle fascie creanouna curvatura sensuale, come se si abbracciassero allo strumento con una vena di passionalità. Il manico, un solo pezzo di pregiatomogano scelto, rimane snello e slanciato. Si adatta molto bene, esteticamente, alla forma D. La tastiera è di puro ebano nerissimo, della migliore qualità. La tavola è in Abete, il migliore legno che esista al mondo per questo utilizzo (opinione personale). La tavola della D35è lavorata con uno strato più sottile di vernice rispetto alla maggior parte delle altre chitarre. E’ probabile che questo possa influire positivamente sulla vibrazione del top, ma è sopratutto (per me) una particolarità estetica degna di essere riportata: messa in controluce la tavola si riempie di piccole venature. E non rimane solo un aspetto visivo, ma anche palpabile. Passando le dita sulla tavola sisentono dei piccoli solchi scivolare via sotto i polpastrelli… molto intrigante e molto ”legnoso”.

L’ accordo inevitabile è un mi maggiore, il suono è molto arioso, brillante e pieno di colore. Il palissandro indiano intona dolci note sensuali se toccato piano e regala un tono imbronciato e testardo quando viene preso a bordate dal plettro. Il suono di più corde colpite assieme ricorda un pianoforte di classe. Lo sbilanciamento sui bassi tipico delle serie D offre prestazioni esagerate a chi volesse prendere questa chitarra a colpi violenti. Il suono dei bassi non sgrana mai, aumenta solo di volume, continuando a produrre un suono chiaro e continuo.

L’ essenza del suono. Anche a mano libera le note non si scompongono, e i cantini continuano a brillare nell’ aria definiti, infischiandosene dei colleghi medi e bassi che segnano nell’ aria intorno alla stanza solchi di suono che resistono per un tempo ai limiti dell’ inverosimile. Il suono non cade mai, non sgrana, non si spegne in nessuna occasione, anche nelle dinamiche più leggere. Arpeggiare dunque diventa disegnare, disegnare note che rimangono intorno a chi le suona. e chi le suona non può che rimanerne stupefatto. La D35 supporta corde Light o Medium, quindi si parla di 0.12 oppure 0.13. eppure la suonabilità è incredibile. La tastiera, in contrasto alla durezza dell’ ebano, regala una morbidezza familiare, definitiva. E’ molto facile perdersi in un giro di accordi o di arpeggi, ritrovarsistanchi e sudatie scoprire che è già passata un’ ora quando il pensiero era ” mi faccio un 10 minutisulla martin”.

Recensione scritta da Paranoid


 
 

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