Analisi di un Brano Jazz

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Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Frusciante » 14 gen 2013, 17:25

Apro questo topic per parlare dei brani che ho analizzato, analizzerò o che dovrò analizzare.
Brevemente, si tratta di capire tramite gli accordi, e l'ausilio del tema quand'è possibile, come si stà sviluppando il brano dalla sua tonalità iniziale fino alla fine.

Il primo brano che ho analizzato è Here's That Rainy Day, composto da Jimmy Van Heusen.
111rainydayA.jpg
111rainydayB.jpg
Come notiamo dallo spartito il brano ha la struttura ABAC.
In chiave abbiamo un # (che sarebbe il F) quindi il brano è in G.

Iniziamo ad analizzare la prima metà.
111rainydayA.jpg
Parte A:
Partiamo con un bel Gmaj7 che è il I grado della tonalità.
Subito dopo abbiamo Bb7 che è un accordo di dominante (V), quindi si pensa che il brano cambi tonalità e vada in Eb. Notando le note della battuta (Fa naturale a differenza dell'alterazione in chiave e Si bemolle) abbiamo la conferma del cambio di tonalità.
Successivamente abbiamo Ebmaj7 (I) e poi il Abmaj7 che lo vediamo come IV grado di Eb.
Poi arrivano Am7, D7 e Gmaj7 che richiamano un classico II-V-I nella tonalità iniziale(G).
Successivamente abbiamo un Dm7 e un G7 che li possiamo vedere come un II-V in Do.
Parte B:
Abbiamo un Cm7, F7, Bbmaj7 e Ebmaj7, e possiamo vedere il tutto come, rispettivamente, un II-V-I-IV in Bb.
Poi ritorna alla tonalità iniziale (G) con un II-V-I e con un turn around I-VI-II-V sempre in G.
111rainydayB.jpg
Seconda metà.
Parte A: come sopra.
Parte C:Ora qui abbiamo un Cmaj7 che viene dopo un Dm7 - G7 quindi potremmo vederlo come I grado nella tonalità di C e chiudere così un II-V-I (Dm7-G7-Cmaj7).
Ma successivamente abbiamo un Am7 ed un D13(altro non è che un accordo di dominante V7 esteso), quindi quel Cmaj7 potremmo vederlo anche come IV grado di G.
Dopo abbiamo Am7, D13, Bm7 e Em7. Abbiamo così un II-V-II-VI in G.
Compare un A13 che ci trae un pò in inganno. E' una dominante secondaria concetto che devo ancora approfondire, poi scriverò a riguardo per vedere come và affrontato.
Successivamente dopo questo passaggio fuori tonalità, ritorniamo in tonalità con un II-V-I in G e relativo turn around (VI-II-V).
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
un amico ha scritto:V. prima di uscire, deve chiedere il permesso alla chitarra.
un altro amico ha scritto:wa ma stai ancora suonando? sì e fierr! Pigliatell' na pausa.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da odos » 14 gen 2013, 22:03

bè in effetti esistono brani più semplici da suonare al volo....personalmente non so se in quella situazione me la sarei cavata....penso di no.

Quello che volevo dirti di là è che un conto è fare un'analisi come quella che hai fatto tu e un conto è farla per suonare il brano. L'analisi come la tua serve per sviluppare arrangiamenti armonici e per rispondere alle domande dei conservatories :lol:

Di fatto uno guarda le cadenze e le regioni e si regola su quelle....io di tutti gli standard che conosco non ti so citare una tonalità, ma mi ricordo come si sviluppano e tanto basta.

Le dominanti secondarie sono importanti perchè sono accordi fuori tonalità che hanno un senso armonico ben preciso e a seconda del grado sulla quale sono costruite hanno le loro tensioni particolari, ricavati dai modi delle scale minori. Ma è una roba che senti anche ad orecchio. Suonarle bene comunque è fondamentale per tutto il senso del brano, hanno una funzione armonica molto forte.


Per il resto di fronte ad una situazione del genere, cioè dover suonare quando ti buttano davanti un foglio, la cosa migliore secondo me è ricordare la melodia il più possibile...perchè se hai quella hai tutto il brano in pugno.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Frusciante » 14 gen 2013, 23:20

odos ha scritto:Quello che volevo dirti di là è che un conto è fare un'analisi come quella che hai fatto tu e un conto è farla per suonare il brano. L'analisi come la tua serve per sviluppare arrangiamenti armonici e per rispondere alle domande dei conservatories :lol:
Lo immagino, ma visto che mi serve anche per esercitarmi ad analizzare i brani, faccio anche in questo modo. A questo punto visto che ne avrò un bel pò da analizzare, appena sarò sicuro al 100% posterò i "risultati".
odos ha scritto:bè in effetti esistono brani più semplici da suonare al volo....personalmente non so se in quella situazione me la sarei cavata....penso di no.

Di fatto uno guarda le cadenze e le regioni e si regola su quelle....io di tutti gli standard che conosco non ti so citare una tonalità, ma mi ricordo come si sviluppano e tanto basta.

...

Per il resto di fronte ad una situazione del genere, cioè dover suonare quando ti buttano davanti un foglio, la cosa migliore secondo me è ricordare la melodia il più possibile...perchè se hai quella hai tutto il brano in pugno.
Vero, il problema è che se il brano tu non l'hai mai ascoltato prima, è difficile improvvisarci immediatamente. Anche perchè il contesto non è semplicissimo: gente con cui nn hai mai suonato, un brano che nn hai mai visto prima e che devi leggere a prima vista, accompagnare gli altri...poi all'improvviso fai devi improvvisare. A me è uscito ben poco, penso quello che poteva uscire a chiunque.

Ah, per la cronoaca gli altri due brani erano Interplay di Bill Evans e Four di Miles Davis.
Frusciante ha scritto:Il primo brano che ho analizzato è Here's That Rainy Day, composto da Jimmy Van Heusen.
111rainydayA.jpg
111rainydayB.jpg
Ecco un ascolto del brano eseguito da Wes (anche se gli accordi non penso siano esattamente quelli).
un amico ha scritto:V. prima di uscire, deve chiedere il permesso alla chitarra.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Frusciante » 16 gen 2013, 18:53

Ok, devo analizzare questo brano per sabato(in realtà per sabato dovrei sapere come improvvisarci sopra :pianto: ).
Sono alquanto certo di quello che ho scritto fin'ora, ma mi manca un passaggio su di un accordo.
four.jpg
Il brano è Four di Miles Davis.
In chiave abbiamo 3 bemolle il che ci indica che ci troviamo in Mib.
Questi sono gli accordi:
fourchord.jpg
Partiamo con un Ebmaj7 che è (I) grado della sua tonalità.
Successivamente incontriamo un Ebm7 e Ab7. Sono rispettivamente il (II) ed il (V) grado di Db. Abbiamo la conferma di questo cambio di tonalità anche grazie al tema, infatti notiamo che l'ultima nota suonata di queste battute è proprio un Re bemolle, che si trova fuori dalla tonalità di Mibemolle.
Adesso abbiamo un Fm. Io ho pensato che il brano ritorni alla tonalità originale e che questo Fm sia un (II) grado di Eb.
Dopo incontriamo un Abm e Db7 anch'essi rispettivamente (II) e (V) però di Gb (infatti nel tema l''ultima nota suonata è proprio sol bemolle).

Ora per due volte suoniamo Gm-F#m-Fm-Bb7.
Ho pensato che Gm, Fm e Bb7 facciano parte della tonalità originale, cioè che siano rispettivamente il (III), (II) e (V) grado di Eb.
Ecco quel F# non so proprio come vederlo, forse un passaggio cromatico di un semitono sotto...boh.

Comunque, si suona la prima cella e si ricomincia daccapo; alla 12' battuta passiamo alla seconda cella.
Abbiamo un Dm7b5 (semidiminuito) e G7/9 che li vediamo come un (II) - (V) in Cminore.
Successivamente incontriamo un Cm che può essere sia (I) di Cminore che (VI) di Eb, cioè la tonalità originale.
Poi reincontriamo di nuovo quel F#m per poi chiudere il tutto con un (II), (V), (I) in Eb (Fm, Bb7 e Ebmaj7).

Qualcuno ha qualche idea su quel F#m???


Audio, che non guasta mai. :Very Happy:
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da odos » 18 gen 2013, 21:57

mi piacerebbe aiutarti ma non ne sono in grado. Come ti dicevo ho studiato armonia i primi anni e analizzavo i brani prima di suonarli. Poi ho visto che il miglior metodo per improvvisarci era vederlo a "regioni" e da allora ho lasciato perdere analisi di tipo funzionale. Alla fine quando improvvisi ti interessa vedere cosa rimane uguale e lineare e dove c'è un salto armonico a cui prestare attenzione. Ma sono curioso di sapere come le trattano al conservatorio queste cose.

Ti faccio alcune domande:

1. quando dici si passa in tonalità di X, cosa intendi? Che il brano cambia tonalità? Io quelle le ho sempre viste come regioni, te l'hanno detto al conservatorio che sono modulazioni? Ma ha veramente senso parlare di modulazioni per 2 battute?

2. In brani come Four ha senso fare un'analisi in relazione alla tonalità? Alla fine gli accordi diatonici sono pochi. Quel F#m per me è un'invenzione "da noia". Normalmente ci starebbe un F#7 come sostituzione di tritono del VI7 (dominante secondaria del VI grado), ma per farla più interessante e più figa l'ha messo minore, almeno non ricadono nei soliti fraseggi da Turn Around ma sono costretti a trattarlo come accordo isolato su cui divertirsi (e si senti in ogni solo che quell'accordo lo aspettano tutti, anche oggi). Secondo me di fronte a queste cose l'analisi in funzione delle tonalità diventa un po' oziosa, ma può darsi che mi sbagli. Sicuramente ci sarà un nome per questa cosa.

Comunque tienimi/ci informati sono curioso di sentire cosa dicono al conservatorio.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Boma » 18 gen 2013, 23:01

Qualcuno ha qualche idea su quel F#m???
Di solito è possibile usare un accordo diminuito per colmare la distanza di 2 accordi che hanno le fondamentali distanti un tono. Se proprio dovessi dare una giustificazione armonica a quel F#m (giusto per paracularmi in caso di domanda) direi che è un accordo diminuito usato come accordo cromatico di passaggio, ma presentato solo come triade dimiunita alterata nella quinta, per creare una tensione cromatica nei confronti di Fm (5 giusta di F# è C# che scende al C di Fm, altrimenti sarebbe stato C che va a C).
In brani come Four ha senso fare un'analisi in relazione alla tonalità?
secondo me dipende da che intenzioni ha colui che improvvisa. Con l'approccio tonale (accomunando più accordi ad una stessa tonalità) naturalmente hai + respiro, e non sei costretto a stare dietro ad ogni singolo accordo. Con l'approccio modale (cambio scala modale in base a come l'accordo mi suggerisce) sicuramente hai + possibilità di far trasparire un fraseggio/gusto jazz, incollato ai cambi di accordo.

Non essendo un jazzista preferisco, di norma, avere la possibilità di avere delle regioni in cui improvviso con una scala sola, concentrandomi sul fraseggio e sulle note che voglio usare su ogni accordo (chord tone o estensione che sia). A meno che la situazione non richieda di usare una scala diversa su ogni accordo, perchè non c'è relazione tra quest'ultimi.
Questo però è quello che farei io se mi calassero in un contesto che non è il mio (il jazz).
Sicuramente i + scafati del genere possono agire con entrambi gli approcci in scioltezza, in base alla direzione che vogliono dare al fraseggio (dietro agli accordi / + libero di muoversi anche su + accordi)
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da odos » 18 gen 2013, 23:33

Boma ha scritto:
Qualcuno ha qualche idea su quel F#m???
Di solito è possibile usare un accordo diminuito per colmare la distanza di 2 accordi che hanno le fondamentali distanti un tono. Se proprio dovessi dare una giustificazione armonica a quel F#m (giusto per paracularmi in caso di domanda) direi che è un accordo diminuito usato come accordo cromatico di passaggio, ma presentato solo come triade dimiunita alterata nella quinta, per creare una tensione cromatica nei confronti di Fm (5 giusta di F# è C# che scende al C di Fm, altrimenti sarebbe stato C che va a C).

però una triade diminuita alterata nella quinta non è più una triade diminuita. E' come dire "Gin Lemon senza limonata".

Sono sicuro che quella cosa abbia un nome, e suppongo che sia un nome che gli è stato dato relativamente tardi nella storia, sembra proprio una roba fatta per evitare un noioso turn around. Più si va avanti negli anni e più si tendeno ad evitare le cadenze del jazz classico in ogni modo. Questa secondo me è la genesi storica, poi gli avranno dato un nome (dopo), ma poco cambia, è comunque un accordo isolato da fare suonare da solo, come fanno tutti i solisti da sempre su quel pezzo.

E qui si ritorna alla seconda parte del tuo post. Quell'accordo lì al di là della sua funzione nella tonalità è suonato da chiunque come un bel minore piazzato nel mezzo del nulla, poco importa cos'è, è isolato. Per questo personalmente mi sono disinteressato alle analisi funzionali e ai nomi...fatta eccezione per le dominati secondarie e poco altro, mi è sono sempre sembrate spiegazioni tautologiche, giusto per dare il nome a qualcosa. E qui riformulo la domanda a Fruscio, se puoi smentirmi, sono tutt'orecchie.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Boma » 19 gen 2013, 13:57

odos ha scritto:però una triade diminuita alterata nella quinta non è più una triade diminuita.
Sono sicuro che quella cosa abbia un nome ...
Beh, ma questo succede a tutti gli accordi alterati nella quinta. Nel V grado alterato x7(aug5) c'è una triade aumentata con la settima minore. Abbiamo addirittura cambiato specie, ma il ruolo armonico del V grado è rimasto inalterato.
Quella che ho dato io è una possibile giustificazione, piuttosto che lasciare tutto modale. L'analisi armonica può avere + chiavi di lettura e interpretazioni, raramente ne esiste una univoca.
Quindi penso che la mia risposta sia stiracchiata, per salvarsi in corner :Very Happy: ma non del tutto inesatta.
E' sicuro che esiste un nome ben preciso per questi passaggi armonici cromatici, ma provando a dare un occhio in giro ... non se ne parla molto.

Anzi, ripensandoci in un altro momento, quel F#m è esattamente identico alla sostituzione di tritono (come dice odos) fatto salvo nella terza. Guardando le note di F#m e l'accordo di arrivo, penso che la sostituzione sia stata modificata ulteriormente per creare una maggiore tensione cromatica:

F# A C#
F Ab C

Ogni nota del primo accordo dista un semitono dalla nota d'arrivo del secondo. Ci fosse stato F#7 / Gb7 avremmo avuto A# / Bb che distava un tono da Ab d'arrivo. E' vero che, nella sostituzione di tritono, sono i toni guida della 3 e della 7 a creare la tensione caratteristica degli accordi di settima dominante. Si vede che, usando solo le triadi, si è pensato di usare questo sistema per aumentare la tensione risolutiva verso il secondo accordo. Anche qui sono motivazioni che sto dando io, non le ho viste scritte da nessuna parte. Ma spesso ho visto riarmonizzare i brani anche così, senza seguire le sostituzioni cromatiche "classiche", ed è quello che succede quasi sempre quando, una volta composta la successione armonica, bisogna modificare qualcosa per assecodnare una melodia composta in un secondo momento.

Oppure potrebbe essere un interscambio modale con Eb locrio. Armonizzando compare Gbm7 sul terzo grado
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da odos » 19 gen 2013, 14:26

Boma ha scritto:
odos ha scritto:però una triade diminuita alterata nella quinta non è più una triade diminuita.
Sono sicuro che quella cosa abbia un nome ...
Beh, ma questo succede a tutti gli accordi alterati nella quinta. Nel V grado alterato x7(aug5) c'è una triade aumentata con la settima minore. Abbiamo addirittura cambiato specie, ma il ruolo armonico del V grado è rimasto inalterato.
.
Il ruolo del V rimane inalterato perchè 3 e 7 ci sono ancora e sono quelli che fanno un accordo di dominante, avessi cambiato la terza non lo sarebbe più, avessi cambiato la settima non lo sarebbe più.

La mia spiegazione comunque era dello stesso tenore della tua, anzi proprio la stessa: sostituzione di tritono del VI7 (C7 - dominante secondaria), che è uguale a F#dim nel jazz. L'armonia diminuita si fonda sulle domianti secondarie, che sono gli accordi fuori tonalità con più legame con la tonalità.

Nel jazz capita spesso che si cambi genere ad un accordo tanto per rendere la cosa più stimolante: un esempio sono tutte le possibili combinazioni di blues, molti dei quali arrivano a prendere maggiori 7 al posto di 7 dominante, per fare un esempio. Il senso del blues rimane lo stesso, ma ha quel pizzico in più che lo rende meno noioso. Il jazz è sempre stata sperimentazione molto più di altri generi, e quando una cosa gli piaceva la tenevano. Poi dopo un po' che si suonano queste cose, arriva uno e gli dà un nome; gli insegnanti del conservatorio imparano questi nomi e li reinsegnano dicendo cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Dico tutto questo perchè ci tenevo a far capire che la mia non era una spiegazione strampalata, imprecisa o vaga, ma un ipotesi potenzialmente verosimile.

Dico anche che secondo me molte cose quando si analizza un brano si capiscono ascoltando il brano: guardando un foglio non puoi fare quelle scelte che ti portano ad analizzare in un modo piuttosto che in un altro.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Boma » 19 gen 2013, 14:36

odos ha scritto:Dico anche che secondo me molte cose quando si analizza un brano si capiscono ascoltando il brano: guardando un foglio non puoi fare quelle scelte che ti portano ad analizzare in un modo piuttosto che in un altro.
Assolutamente. Sulla carta valuti tutte le possibilità da un punto di vista teorico. Poi, nella pratica, spesso capita di provare quanto analizzato ... e di rimanere abbastanza delusi (seppure sia tutto corretto da un punto di vista melodico).

Cara grazia che, almeno l'analisi armonica, è uno di quegli aspetti teorici aperto a + interpretazioni e linee di pensiero.
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da Frusciante » 20 gen 2013, 12:30

odos ha scritto:mi piacerebbe aiutarti ma non ne sono in grado. Come ti dicevo ho studiato armonia i primi anni e analizzavo i brani prima di suonarli. Poi ho visto che il miglior metodo per improvvisarci era vederlo a "regioni" e da allora ho lasciato perdere analisi di tipo funzionale. Alla fine quando improvvisi ti interessa vedere cosa rimane uguale e lineare e dove c'è un salto armonico a cui prestare attenzione. Ma sono curioso di sapere come le trattano al conservatorio queste cose.

Ti faccio alcune domande:

1. quando dici si passa in tonalità di X, cosa intendi? Che il brano cambia tonalità? Io quelle le ho sempre viste come regioni, te l'hanno detto al conservatorio che sono modulazioni? Ma ha veramente senso parlare di modulazioni per 2 battute?

2. In brani come Four ha senso fare un'analisi in relazione alla tonalità? Alla fine gli accordi diatonici sono pochi. Quel F#m per me è un'invenzione "da noia". Normalmente ci starebbe un F#7 come sostituzione di tritono del VI7 (dominante secondaria del VI grado), ma per farla più interessante e più figa l'ha messo minore, almeno non ricadono nei soliti fraseggi da Turn Around ma sono costretti a trattarlo come accordo isolato su cui divertirsi (e si senti in ogni solo che quell'accordo lo aspettano tutti, anche oggi). Secondo me di fronte a queste cose l'analisi in funzione delle tonalità diventa un po' oziosa, ma può darsi che mi sbagli. Sicuramente ci sarà un nome per questa cosa.

Comunque tienimi/ci informati sono curioso di sentire cosa dicono al conservatorio.
Allora partiamo da questo presupposto.
Io questo lavoro di analisi lo stò facendo a casa per fatti miei, perchè confrontandomi con altri colleghi di chitarra m'avevano detto che le avevano già fatte in passato le analisi di un brano. Allora stò tentando di mettermi al pari degli altri, è un lavoro che comunque mi resterà.
Lo dico perchè riprendendo l'inizio del tuo discorso, io stò seguendo i corsi di armonia proprio quest'anno e stiamo partendo dalle basi, anche se alcune cose già le sapevo. Purtroppo fino a qualche tempo fà mi facevo suggerire come muovermi durante un determinato brano. Adesso stò provando a farlo da solo.

Per quanto riguarda le tue domande:
1. Si sono delle modulazioni. Purtroppo come ti dicevo io ne so davvero poco. L'ho scoperto sempre confrontandomi con qualche altro ragazzo che già aveva fatto queste analisi. All'ultima domandaa non ti saprei rispondere.

2. A quel F#m7 devo ancora dargli un nome preciso. Stà difatto che al momento provo a suonare una frase, partendo dal Gm, e scenderla di un semitono ad ogni cambio di accordo, oppure provando a toccare le note dell'accordo.

Comunque stò conservatorio, come dicono spesso, è una "bagaria" totale.

Per gli altri messaggi devo leggermeli con calma per capirci qualcosa. :lollol:
Mò vò a vedermi il Napoli. :ciauz:
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Re: Analisi di un Brano Jazz

Messaggio da blacky123 » 21 gen 2013, 15:01

odos ha scritto: Nel jazz capita spesso che si cambi genere ad un accordo tanto per rendere la cosa più stimolante: un esempio sono tutte le possibili combinazioni di blues, molti dei quali arrivano a prendere maggiori 7 al posto di 7 dominante, per fare un esempio. Il senso del blues rimane lo stesso, ma ha quel pizzico in più che lo rende meno noioso. Il jazz è sempre stata sperimentazione molto più di altri generi, e quando una cosa gli piaceva la tenevano. Poi dopo un po' che si suonano queste cose, arriva uno e gli dà un nome; gli insegnanti del conservatorio imparano questi nomi e li reinsegnano dicendo cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Io dal basso della mia pressochè totale ignoranza (ma che mi sforzo a voler pian piano eliminare) quoto questo pensiero di Odos. Ma resto in curiosa attesa di quello che poi sarà il risultato della ricerca (della soluzione) di Frusciante, che esprime il pensiero dottrinario sulla questione (ciò di cui io capirò sempre poco per adesso, ma sarà un tassello da unire pian piano ad altre cose). :dubbioso: :ciao:


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